Negli ultimi anni la connettività è diventata un elemento centrale nello sviluppo del settore automotive. Tra le tecnologie emergenti, il V2X si distingue come infrastruttura chiave per la sicurezza, l’efficienza e la mobilità intelligente. Comprendere cos’è, come funziona e quali vantaggi porta non è solo un interesse tecnico, ma un passaggio fondamentale per chi guarda al futuro della mobilità.
Cosa significa V2X?
Il V2X (Vehicle-to-Everything) è l’insieme di tecnologie che permettono ai veicoli di comunicare con altri veicoli (V2V), con l’infrastruttura (V2I), con i pedoni e gli utenti vulnerabili (V2P) e con la rete (V2N). Questo ecosistema serve a migliorare la sicurezza stradale, ridurre incidenti e ottimizzare la gestione del traffico. Per il settore automotive, significa estendere le capacità dei sensori di bordo con una rete cooperativa capace di anticipare pericoli oltre la linea di vista.
Il concetto di V2X nasce dall’esigenza di andare oltre le capacità dei sistemi di assistenza alla guida (ADAS) già obbligatori in Europa. Sensori come radar, telecamere e lidar hanno limiti fisici: non possono vedere oltre un ostacolo o prevedere cosa accade più avanti nel traffico. Con il V2X, invece, i veicoli possono scambiarsi informazioni dirette e ottenere un quadro più ampio, anticipando rischi e coordinando manovre in maniera cooperativa.
Cosa si intende per V2X?
Il termine V2X abbraccia diverse componenti tecnologiche, protocolli e standard. Oltre a definire l’ambito di comunicazione, indica le infrastrutture, i meccanismi di sicurezza e i contesti normativi che regolano l’uso di questi sistemi. L’interoperabilità è garantita da standard come CAM (Cooperative Awareness Message), DENM (Decentralized Environmental Notification Message), SPAT/MAP (Signal Phase and Timing / Map Data) e CPM (Cooperative Perception Message) sviluppati da ETSI e armonizzati in Europa attraverso programmi come C-Roads. Questi standard permettono che veicoli di marche diverse e infrastrutture gestite da operatori differenti possano parlarsi con lo stesso linguaggio digitale.
Oltre agli aspetti tecnici, V2X significa anche quadro regolatorio. In Europa la Direttiva ITS aggiornata (2023/2661) ha fissato le basi per i sistemi cooperativi, ma non impone ancora obblighi ai costruttori. Negli Stati Uniti la proposta NHTSA di rendere obbligatorio il V2V è stata ritirata, mentre la FCC ha riservato una parte della banda 5.9 GHz al C-V2X. In Cina, invece, il Ministero MIIT spinge con forza per lo sviluppo e ha già imposto requisiti tecnici in diversi corridoi pilota.
Quali sono i vari tipi di tecnologia V2X?
- Il V2X si basa su due tecnologie principali:
- ITS-G5 (ETSI EN 303 797), derivata dallo standard IEEE 802.11p, già adottata in numerosi progetti europei e collaudata in scenari di traffico reale. La caratteristica di ITS-G5 è la comunicazione diretta e a bassa latenza, utile in situazioni che richiedono reazioni immediate.
- C-V2X (Cellular V2X), che utilizza le reti LTE e 5G. Funziona con due modalità: comunicazione diretta veicolo-veicolo (PC5) e comunicazione attraverso la rete cellulare (Uu). Con le evoluzioni NR-V2X (3GPP Release 16/17), basate sul 5G, si punta a scenari avanzati come la guida autonoma, la cooperazione tra convogli e la gestione predittiva del traffico.
Entrambe operano nella banda 5.9 GHz, dedicata ai sistemi ITS in Europa. La coesistenza tra le due tecnologie è una delle sfide attuali: gli organismi di standardizzazione ETSI e 3GPP stanno sviluppando regole di condivisione dello spettro (TR 103 667, TR 103 766) per evitare interferenze e garantire affidabilità. Nonostante alcune differenze di approccio, la Commissione Europea mantiene una posizione di neutralità tecnologica, permettendo l’uso parallelo di entrambe.
Quali sono i vantaggi?
I principali benefici del V2X si concretizzano in casi d’uso già standardizzati e altri in fase di sviluppo:
- Avvisi di pericolo: il sistema segnala incidenti, veicoli fermi o condizioni meteo avverse, migliorando i tempi di reazione.
- GLOSA (Green Light Optimal Speed Advisory): i veicoli ricevono dai semafori connessi le informazioni sulla fase semaforica (SPAT) e sulla geometria dell’incrocio (MAP), ottimizzando la velocità per ridurre arresti e consumi.
- Priorità ai mezzi di emergenza: ambulanze, vigili del fuoco e polizia possono comunicare la loro presenza ai veicoli circostanti e ai semafori, liberando il percorso in anticipo.
- Protezione degli utenti vulnerabili (VRU): pedoni e ciclisti dotati di dispositivi connessi vengono rilevati e segnalati ai veicoli in avvicinamento.
- Ottimizzazione dei flussi di traffico: il coordinamento tra veicoli e infrastrutture riduce congestioni, consumi e emissioni.
Le evoluzioni di prossima generazione, note come Day-1.5 e Day-2, includono la Cooperative Perception. Con questa tecnologia, i veicoli e le infrastrutture condividono dati provenienti dai sensori (telecamere, radar, lidar), estendendo la visibilità oltre i limiti fisici dei singoli mezzi. Ciò consente, ad esempio, di individuare un pedone nascosto dietro un ostacolo o un veicolo che arriva a velocità da una strada secondaria.
Dal 2026, Euro NCAP introdurrà il V2X nei protocolli di valutazione, assegnando punteggi di sicurezza aggiuntivi ai veicoli che integrano queste funzioni. Non si tratta quindi di un obbligo legislativo, ma di un incentivo di mercato che spingerà i costruttori ad adottare sistemi V2X per migliorare la competitività dei propri modelli.











